#comeGesù III Pasqua

#comeGesù III Pasqua

III DOMENICA DI PASQUA, Lc 24, 35-48

In quel tempo [i discepoli] narravano [agli Undici] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

GESÙ RISORTO, COME CI AVVICINIAMO IO (NOI) e TE?

Gesù insiste nel dire che Lui ha carne ed ossa. Il Risorto è il Crocifisso e il Crocifisso è il Risorto. Se Gesù Risorto fosse solo spirito, quanto ci interesserebbe una risurrezione così? A noi interessa che tutto il nostro umano con Lui risorga, con Lui trovi nuova vita. C’è continuità tra Gesù storico e risorto.

Gesù Risorto è però anche “nuovo”. Ha alcuni segni della Passione, non tutti. È il suo vero corpo, ma è trasformato. Gesù Risorto accoglie il dolore, lo trasfigura e lo porta in una realtà nuova dove c’è la pace del suo amore. Questo vogliamo. Quanto ci interesserebbe la risurrezione di Gesù se non aprisse orizzonti nuovi?

Gesù Risorto crea familiarità. È semplice. Quanto ci interesserebbe Gesù Risorto se facesse discorsi spirituali incomprensibili per noi? Ascolta davvero il cuore incredulo dell’uomo e, ancora una volta, instancabile, si abbassa e chiede «toccate… guardate… avete qui qualche cosa da mangiare?». Questa è bontà.

Bontà smisurata – come ogni vera bontà – che ci illumina e ci rende testimoni. Che tristezza sarebbe una risurrezione che ci escludesse e ci lasciasse ottusi!

Gesù è vicino. Noi con Lui, con la vita e la fede, con lo STARE IN MEZZO, come Lui.

In mezzo ai nostri amici, alle nostre comunità. Da Gesù impariamo che la comunità la si costruisce grazie a persone che creano confidenza e famigliarità, che hanno la capacità di chiedere agli altri ciò che hanno da offrire, non di più, per poi progredire insieme verso il bene maggiore. Dove c’è umanità che ascolta e cerca il bene reciproco, lì c’è Gesù.

In mezzo alla nostra debole umanità. Noi conosciamo forse bene la nostra voglia di affetto, di riconoscimento, le nostre rabbie e i nostri dolori… Proprio qui Gesù porta una novità mai vista prima. Guardiamo dentro la nostra umanità e non attendiamoci una risposta secondo “il mio umano conosciuto”. La fede nella risurrezione ci dice che dentro le nostre ferite incontriamo la potenza della Pasqua, l’amore di Gesù che ha condiviso ogni dolore. Paradossale, ma vero.

In mezzo al dialogo tra Gesù e il Padre. La gioia in-credibile sta qui, quando ci mettiamo al nostro posto, fra Gesù e il Padre. Se ci suona difficile, ricordiamoci che non lo facciamo noi! Avviene quando invochiamo lo Spirito Santo (non un momento solo!), quando accogliamo la luce della Parola di Dio (idem!). Avviene quando facciamo memoria dello stupore che la fede ci ha donato un giorno, magari lontano, magari in una piccolissima intuizione, ma che è come una sorgente alla quale tornare nei momenti di difficoltà. Avviene quando siamo umili, per grazia.


Con Francesco d’Assisi

San Francesco, nei suoi primi passi, ha chiesto al crocifisso di illuminare le tenebre del suo cuore [FF 276]. Lo ascolteremo, verso la fine della sua vita cantare: “Tu compi meraviglie, Tu sei forte, Tu sei grande…. Tu sei la nostra speranza, Tu sei tutta la nostra dolcezza” [FF 261]. È la “sintesi” del suo cammino di risurrezione, fatto con Gesù vicino, abbassato fino a lui. Dall’io al Tu. È cambiato san Francesco, perchè ha vissuto con la coscienza di avere sempre Gesù vicino grazie al suo aprirgli il cuore, al cercarlo con semplicità, al giudicare gli altri con misericordia, al rimanere lieto e affidato anche nei momenti di difficoltà. Anche san Francesco ha saputo chiedere da mangiare e ha insegnato ai frati a farlo. Si racconta che, una volta, un frate tornava con l’elemosina ricevuta cantando e lodando Dio ad alta voce. San Francesco se ne rallegrò e lo baciò sulla spalla, sollevandolo dalla sua bisaccia [FF 664]. È uno dei segni della sua umanità fraterna.

 

«Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo»
[San Francesco, FF 110]

 

Come posso essere più attento a quel che vivo?
Vivere meglio ciò che ascolto?

 

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