Vedere, conoscere, rimanere

Vedere, conoscere, rimanere

Lunedì V Settimana di Pasqua
1Cor 15,1-8a Sal18 Gv 14,6-14
Santi Filippo e Giacomo apostoli, festa

Filippo è il discepolo del “vedere”. È lui che incontrando Natanaele gli annuncia Gesù e gli dice «vieni e vedi» (cf. Gv 1,46) ed è a lui che si erano rivolti alcuni greci chiedendo «vogliamo vedere Gesù» (cf Gv 12,21). Con la sua domanda Filippo esprime anche il desiderio di ogni uomo: vedere Dio. E Gesù rivela, ancora una volta, che è proprio questo che lui è venuto a mostrare, tanto che sulla sua bocca la parola che più risuona è “Padre”. «Io sono nel Padre e il Padre è in me…il Padre rimane in me». Così, chi ha visto Gesù ha visto il Padre, chi conosce lui conosce il Padre. Ed è per noi motivo di stupore e gioia sempre nuovi accogliere che è in questa intimità che Gesù desidera portarci. E lo desidera con forza, tanto da ripetere con amorevole insistenza: «Credete a me», «rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). Rimanere in Gesù per conoscere il Padre, per entrare e rimanere in questa intimità con Dio.

«Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto»

Dalle Lettere di Santa Chiara ad Agnese di Boemia [FF 2905- 2906] Lasciati dunque accendere sempre più fortemente da questo ardore di carità, o regina del Re celeste! Contemplando ancora le indicibili sue delizie, ricchezze e onori eterni e sospirando per l’eccessivo desiderio e amore del cuore, grida: Attirami dietro a te, correremo al profumo dei tuoi unguenti, o sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu mi introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra sia sotto il mio capo e la destra felicemente mi abbracci e tu mi baci con il felicissimo bacio della tua bocca.

Parola del Giorno