#comeGesù XIII Domenica TO

#comeGesù XIII Domenica TO

#comeGesù XIII Domenica del Tempo Ordinario – Mc 5, 21-43

Perché vi agitate e piangete?

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna […] diceva : «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». Continua…

COM’È L’ENTUSIASMO DELLA VITA, GESÙ?

* Si va oltre nella vita – ricordiamo domenica scorsa – se si va insieme e si va dentro.

* INSIEME: questo Vangelo ad un primo sguardo è pieno di gente. Se lo ascoltiamo i profondità capiamo che è pieno di figli. Questo cambia tutto. Il primo è Gesù stesso, presente per dirci che Dio Padre non ha né voluto né creato la morte nella vita ma, questa, è entrata nel mondo per invidia del diavolo [cf. Sap 1,24]. Che bello che l’evangelista Marco riporti quelle tre semplici parole: andò con lui. Gesù viene con noi quando glielo chiediamo. Non teme la morte, perché sa che suo Padre la vince. Poi ci siamo noi tutti: il Vangelo ci dice che la vita vera è solo quella che matura in chi cerca e sperimenta ogni altro come fratello e sorella.

* DENTRO: la donna malata e il papà preoccupato ci presentano almeno due “dentro”.

– Le situazioni nella vita che, piano piano, ci sfiancano: i piccoli vizi, le abitudini non vitali, i compromessi che isolano dal prossimo, da Dio… Ogni tanto mettiamo questa nostra piccola azione qui e lì, ce la concediamo perché nell’insieme sembra “innocente”, invece alla lunga ci lascia stanchi con quell’amara sensazione che la vita ci sfugga…

– Le situazioni difficili, quelle in cui non vediamo nulla da poter fare, di non poter cambiare, quelle che lasciano una sensazione di morte, di non possibilità di progresso. Pensiamo ad un peccato che non riusciamo a vincere, all’incapacità di perdonare qualcuno, a qualche ambito della nostra vita dove pensiamo di non poter più portare qualcosa di nuovo, o diventare migliori…

 

Il Signore viene dentro tutte queste situazioni perché desidera riportare in noi, radicalmente, L’ENTUSIASMO DELLA VITA. Entusiasmo non è superficialità o eccitazione che ci fa “stare a mille”, non è una faccina super sorridente…., ma la sua etimologia è: en (=in, dentro) e theos (Dio).
È serenità di fondo, certi della presenza di Dio dentro di sé e aperti alla sua vita. 

Vieni allo scoperto e non accontentarti: quante volte le nostre “pratiche religiose” assomigliano al gesto nascosto di toccare della donna. Vogliamo la sua forza, chiediamo qualcosa a Lui, ma non dedichiamo tempo a cercare il volto del Signore, a fare silenzio, ad ascoltare la sua Parola, allo stare con Lui per dirgli tutto di noi. Senza lo sguardo del Signore, quella donna guarita dalla malattia, sarebbe rimasta malata dentro.

Così nelle relazioni: la vita perde di entusiasmo quando si prende dagli altri senza la volontà dell’incontro vero, dell’ascolto umano, del costruire insieme.

Continua solo ad avere fede e non ascoltare le voci che dicono di non disturbare Gesù. Di fronte alle situazioni che sembrano irrisolvibili, non smettiamo di fidarci di Gesù. Quante volte diamo più fiducia alle voci dello scoraggiamento e non rimaniamo in una relazione profonda con il Signore. Se continuiamo ad aver fede Lui ci porterà di fronte ai nostri problemi per creare “lì dentro” qualcosa di nuovo a partire dalla fede che è rimasta viva e salda.

 

Con Francesco d’Assisi

Il Celano descrive san Francesco non come un angelo, ma come un uomo pieno di difetti e di cattive inclinazioni nella sua gioventù e che, affidandosi con la forza entusiasta e perseverante, arrivò a purificare la sua umanità di ogni scoria e a rivestirsi di Cristo: “Com’era bello, splendido, glorioso nella sua innocenza, nella sua semplicità del parlare, nella purezza del cuore, nell’amore di Dio, nella carità verso i fratelli, nella prontezza dell’obbedienza, nella gentilezza della condiscendenza, nell’aspetto angelico! [FF 464]. Francesco era un entusiasta delle opere di Dio e godeva nel vedere la sua azione nei fratelli e nelle sorelle.

 

«Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno»
[San Francesco, FF 177]

 

Diciamo con fede: Gesù, andiamo insieme in questa mia situazione (concreta)

 

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