Benedetto digiuno 

Benedetto digiuno 

Venerdì dopo le Ceneri
Is 58,1-9 Sal 50 Mc 9,14-15 

Il digiuno è la pratica religiosa antica che aiutava la persona ad affinare  lo spirito e a prepararlo all’incontro con il divino. Alla domanda dei discepoli di Giovanni: «Perché noi e i farisei  digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?», il  Signore Gesù da una risposta spiazzante. Se noi siamo con Lui il digiuno non serve, ma ci sono tempi specifici per il digiuno, tempi privilegiati che appunto ci devono aiutare a vivere un rapporto più intenso con Lui. Se il rapporto è quello degli sposi, se c’è una bella unione, non serve digiunare. Questa è la perfezione, è l’apice della vita in Dio. Anche Gesù ha digiunato nel deserto per prepararsi ad iniziare la missione  affidatagli dal Padre. Ha confermato così la sua decisione. E questo è di  esempio per noi!
Perciò , ogni volta che ci accorgiamo che siamo tiepidi o che ci stiamo allontanando da un rapporto serio e perseverante con il Signore, o dobbiamo decidere qualcosa di importante, è da scegliere la pratica del digiuno. San Francesco ci insegna l’umiltà di riconoscerci piccoli e fragili, bisognosi della vigilanza per non perderci. Allora, benedetto digiuno! E ben venga anche la pratica della carità, quella semplice,  immediata, che non ha bisogno di grandi riflessioni. Quello è il segno della vicinanza al Signore. 

“La tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Is  58, 8). 

Dalla Leggenda dei tre compagni [FF 1417] 

In digiuno e pianto, supplicava con insistenza il Signore. Diffidava delle  sue virtù e risorse, abbandonando ogni sua speranza in Dio, il quale, in  quel periodo ch’era come sepolto vivo, lo ricolmava di ineffabile gioia e  lo illuminava con luci stupende. Finche un giorno, infuocato di  entusiasmo, lascio la caverna e si mise in cammino verso Assisi, vivace,  lesto e gaio. Armato di fiducia in Cristo e acceso di amore celeste,  rinfacciava a se stesso la codardia e la vana trepidazione, e con audacia decise di esporsi alle mani e ai colpi dei persecutori.

Parola del Giorno