Comunità benefica

Comunità benefica

Giovedì I Settimana del Tempo Ordinario
Eb 3,7-14 Sal 94 Mc 1,40-45

Per ognuno c’è uno spazio personale, di trascendenza in cui incontrare il Signore. Il pericolo è la tentazione dell’allontanamento da Dio come è stato per Mosè nel deserto, quando avevano costruito il vitello d’oro. La lettera agli Ebrei ci indica un’arma per non cedere: quella dell’aiuto fraterno. L’esortazione vicendevole è un atto che va ripetuto, è un’azione giornaliera di fedeltà, che ci rende vigili davanti all’inganno del peccato. Ecco che gli amici, i fratelli, le sorelle sono coloro che ci aiutano in questa fedeltà, ci esortano a rimanere legati a Dio, perché l’obiettivo è grande: che nessuno, nessuno, si allontani da Dio. Una cosa è però necessaria per stare in questo atteggiamento di disponibilità: non indurire i nostri cuori. È lì che si annida la lebbra che rischia di ammalare la nostra vita. è questa un’ispirazione dello Spirito Santo che ci libera, al quale fare spazio nella preghiera di invocazione e ringraziamento, in ginocchio, perché ci sia la guarigione nella relazione con il Signore e con la comunità.

Signore, donaci il coraggio dell’esortazione nel tuo Nome.

Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1221] La gente prestava attenzione alle sue parole, come se parlasse un angelo del Signore. Infatti la prerogativa delle virtù eccelse, lo spirito di profezia, la potenza taumaturgica, la missione di predicare venuta dal cielo, l’obbedienza delle creature prive di ragione, l’impetuoso cambiamento dei cuori operato dall’ascolto della sua parola, la scienza infusa dallo Spirito Santo e superiore all’umana dottrina, l’autorizzazione a predicare concessa dal sommo pontefice per rivelazione divina, come pure la Regola che definisce la forma della predicazione, confermata dallo stesso vicario di Cristo e, infine, i segni del sommo Re impressi come un sigillo nel suo corpo, sono come dieci testimonianze per tutto il mondo e confermano senza ombra di dubbio che Francesco, l’araldo di Cristo, è degno di venerazione per la missione ricevuta, autentico nella dottrina insegnata, ammirabile per la santità e che, perciò, egli ha predicato il Vangelo di Cristo come un vero inviato di Dio.

La Parola del Giorno