Pane di vita

Venerdì II Settimana di Pasqua
At 5,34-42    Sal 26    Gv 6,1-15

È una moltitudine quella che accorre da Gesù per ascoltarlo, per stare con Lui, per farsi guarire. Gesù coglie la fame profonda che c’è nel loro cuore, la fame stessa di Dio. Ma non si limita a sfamare la folla, il Signore desidera educare i suoi discepoli alla sequela e al servizio: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?» chiede Gesù a Filippo. Dove? E se Gesù rivolgesse a noi questa domanda? C’è un bambino tra la folla che ha pane e pesce e non li nasconde, non li trattiene per sé. Con questi doni il Signore opera, ma sono stati necessari lo sguardo attendo di un apostolo e la generosità di un bambino per sfamare tutti. Il Signore fa miracoli e distribuisce largamente, la sua magnanimità è grande e non si esaurisce. Questo ci consola e ci spinge al dono di noi stessi.

Signore, saziaci!

Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1082] Ormai l’Ordine si era molto esteso e perciò Francesco si proponeva di far confermare in perpetuo da papa Onorio la forma di vita già approvata dal suo predecessore, papa Innocenzo. Dio lo incoraggiò in questo proposito mediante una rivelazione. In questo modo: gli sembrava di aver raccolto da terra delle minutissime briciole di pane, per distribuirle a molti frati affamati, che gli stavano intorno. Aveva timore che, nel distribuirle, quelle briciole così piccole non gli cadessero magari di mano. Ma una voce dall’alto gli disse: “Francesco, con tutte queste briciole, fa un’ostia sola e porgi a chi vorrà mangiare”.