Mercoledì XII Settimana del Tempo Ordinario
2Re 22,8-13;23,1-3 Sal 118 Mt 7,15-20
Come riconoscere le cose di Dio? “Dai frutti “. Ma per farlo, è necessario una coscienza limpida, allenata all’assiduo confronto con la Parola di Dio che la va formando, passo dopo passo. La Parola infatti smaschera – se lo vogliamo – i tanti “falsi profeti” che in noi si travestono da pecore: gli atteggiamenti apparentemente innocui che, però, a poco a poco, ci divorano la vita. Nel libro dei Re, c’è un esempio di come la Parola cambi la concretezza delle scelte. La coscienza del re Giosia, illuminata dalla Legge, non può che riconoscere con dolore il frutto cattivo delle infedeltà del suo popolo. Giosia se ne sente responsabile, si muove, si dà da fare, subito sale verso il tempio. Invita tutti a mettersi in ascolto di Dio e rinnovare con Lui una sincera alleanza d’amore. E il popolo aderì all’alleanza.
Padre buono, la tua Parola è luce limpida che smaschera ogni falsità, è “spada a doppio taglio” che ogni giorno ci purifica e benedice: fa’ che l’accogliamo con disponibilità e gioiamo con te dei frutti abbondanti e gustosi.
Dalla Regola non bollata [FF 60]
Perciò, tutti noi frati, custodiamo attentamente noi stessi, perché, sotto pretesto di qualche ricompensa o di opera da fare o di un aiuto, non ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore. Ma, nella santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia i ministri sia gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messi da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio, con cuore mondo e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.



















