“La fece alzare prendendola per mano” (Mc 1,31)
Secondo la legge ebraica, i sacerdoti – mediatori tra Dio e uomini – non potevano avere contatto con la carne, con il sangue, con i morti. La lettera agli Ebrei ci dice oggi che Gesù è sacerdote in modo del tutto nuovo: si prende cura della nostra umanità e fragilità. A volte, forse, sentiamo fastidio, avversione per la debolezza altrui e per la nostra: ci sembra vergognosa, intollerabile. Gesù si “immerge” totalmente nella sostanza della nostra vita. Non solo non disdegna di “toccare” la nostra carne ferita. Ma le prende su di sé per venirci in aiuto e liberarci dal male. A chi lo segue viene proposto questo stesso stile di vita, prendersi cura della fragilità: la propria e quella dei fratelli.
Dalla Lettera ai Fedeli [FF 199]
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: ” Io sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uomini e scherno del popolo”.
Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio.


















