“La forza che era uscita da lui” (Mc 5,30)
Il Figlio di Dio si è fatto carne (cf. Gv 1,14): tieni fisso lo sguardo su di lui, guardalo tangibile, disponibile… ci dice la lettera agli ebrei: è grazie a questa carne che Gesù ha potuto toccare ed essere toccato per rivelarci la tenerezza di Dio, luogo del compimento dell’uomo. Il vangelo di oggi parla di una bambina morta e di una donna sofferente da troppo tempo: il limite e il dolore sono il luogo del “tocco” con il corpo di Gesù e la sua forza. Le due azioni di Gesù sono unite tra loro proprio dal toccare. Sono azioni vietate dalla Legge, eppure qui messe in rilievo come azioni esemplari di castità, perché di liberazione e di carità. Dio ha scelto di toccare chi ama e di lasciarsi toccare: “farsi carne” per l’altro è azione sempre reciproca che comunica la propria alterità e sente l’altrui alterità nella tenerezza.
Dalla Leggenda Maggiore di San Bonaventura [FF 1142]
Si chinava, con meravigliosa tenerezza e compassione, verso chiunque fosse afflitto da qualche sofferenza fisica e quando notava in qualcuno indigenza o necessità nella dolce pietà del cuore, la considerava come una sofferenza di Cristo stesso.



















