Rm 3, 21-30a Sal 130 Lc 11,47-54
“A chi cerca il Signore non manca alcun bene” (Sal 33,11)
Il vangelo di oggi ci trasmette gli ultimi due «guai!» del discorso di Gesù contro scribi e dottori della Legge. Eredi dei profeti e dei sapienti, essi erano chiamati a essere mediatori fra Dio e il suo popolo. Per questo le parole di Gesù verso di loro sono sempre così dure: hanno trasformato il loro servizio in potere, interpretando la Parola di Dio a favore dei propri interessi. E così, mostrando una falsa immagine di Dio, hanno impedito la conoscenza a chi sinceramente desiderava entrare in relazione con Lui. Il vangelo scardina ogni potere rimettendo tutto nella giusta prospettiva, per questo suscita una reazione ostile in tutti coloro che si vedono minacciati dalla sua verità e libertà.
Dal Libro delle cronache di Angelo Clareno [FF 2124]
Cristo Gesù, salvatore nostro, apparendogli, disse: «Francesco, seguimi e calca le orme della mia vita povera e umile […].
«Tu fonda te stesso, la Regola e la tua vita nella povertà e nudità della mia croce, perché la sostanza di tutte le mie comunicabili ricchezze di grazia e di gloria è fondata e poggia sulla povertà; l’infinita, beata fruizione dei miei beni si ottiene con l’anelito al conseguimento della mia umiltà. È incommensurabile la profondità dell’umiltà; nei veri amanti e possessori della povertà e umiltà c’è il volto della mia letizia, c’è la pace e la dimora del mio compiacimento.



















