“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia” (Sal 62,2)
Maria piange, è addolorata da un’assenza. Ma la forza dell’amore non le permette di staccarsi dal sepolcro del Signore, anche dopo che tutti si erano allontanati. A volte è faticoso rimanere nel dolore, restare in un’assenza, resistere nella mancanza. Ma Maria è mossa dal tanto amore. Scrive san Gregorio Magno: “lei poté vederlo perché era rimasta per cercarlo, perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza. Eppure, a Maria viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca. Gesù le dice: «Maria!» Come volesse dire: riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale. Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca”.
Dalla Terza lettera di Santa Chiara ad Agnese [FF 2889]
Ama con tutta te stessa colui che tutto si è donato per amor tuo.



















