“Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo” (Gv 6,15)
La folla che ha visto il miracolo del pane non ha capito che era il segno di una verità più grande. Gesù in quel pane dona la sua presenza, il suo insegnamento, il nutrimento della mente e del cuore. Ma c’è di più: in quel pane c’è tutto sé stesso, il dono totale della sua vita per noi. Di questa immensa verità, la folla coglie solo l’aspetto più immediato: un regalo prodigioso e gratuito che toglie la fame. E allora tutti si entusiasmano: ecco, questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo! (cfr 6,14). Oggi, nel dialogo che leggiamo, Gesù ci conduce ad un passo in più. Non risponde direttamente alla domanda, ma accompagna la folla a capire che quel segno gratuito e abbondante è il rapporto profondo e vitale che vuole stringere con ogni uomo. Allora… “Signore, dacci sempre di questo pane”. Finalmente emerge ciò di cui il loro cuore ha veramente bisogno: sfamare quella fame di eternità che è radicalmente iscritta nel cuore di ciascuno, un amore totale e per sempre. E Gesù finalmente si rivela: sono io il pane, io la vita, io l’amore che rimane per sempre.
Dalla vita seconda di Tommaso da Celano [FF 808]
Mentre i frati versavano amarissime lacrime e si lamentavano desolati, si fece portare del pane, lo benedisse, lo spezzò e ne diede da mangiare un pezzetto a ciascuno. Volle anche il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il Vangelo secondo Giovanni, dal brano che inizia: Prima della festa di Pasqua ecc. Si ricordava in quel momento della santissima cena, che il Signore aveva celebrato con i suoi discepoli per l’ultima volta, e fece tutto questo appunto a veneranda memoria di quella cena e per mostrare quanta tenerezza di amore portasse ai frati.



















