At 25,13-21 Sal 102 Gv 21,15-19
“Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!” (Gv 13,37)
Gesù accompagna Pietro a ritrovarsi. Pietro, prima del rinnegamento, aveva detto a Gesù: “morirò per te”, e Gesù risorto chiede ora, al momento di congedarsi “definitivamente” dai suoi, se Pietro lo ama più di tutti, usando il verbo agapao, cioè intendendo l’amore che dona se stesso. E Pietro risponde “ti voglio bene”. Così nel dialogo Gesù “scende”, accompagnando Pietro a ritrovarsi, ad accogliersi per come è davvero, pieno di affetto per Gesù, ma anche fragile e peccatore. Non solo l’uno, ma neanche solo l’altro. Il ricordo del peccato è amaro, Pietro si addolora al sentirsi chiedere per tre volte “mi vuoi bene?”, ma Gesù, altrettante volte gli ridona fiducia chiamandolo a servire: “pasci le mie pecore”. Sentirsi chiamato ancora e ancora e ancora ricuce quei tre “non lo conosco” del rinnegamento. Seguendo questo Amore, Pietro giungerà a compiere quanto desiderava ma di cui non era ancora capace: “darò la mia vita per te”.
Dalle Laudi e preghiere [FF 277]
Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio.



















