“Superando le nostre stesse speranze, questi fratelli si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio” (2Cor 8,4)
Il comandamento dell’amore ai nemici è sempre difficile da vivere. Tentiamo, forse, sforzi volontaristici per pregare per chi ci ha fatto un’offesa, dimenticando, a volte, di esserne la causa. Ma se il Signore dà questo comandamento, evidentemente sa che l’uomo può crescere, cambiare, amare di più. È Dio che, nella creatura, “abilita” la capacità di amare, anche (…o soprattutto) quando il cuore ne avverte tutto il limite e l’incapacità. Il modo che il Signore ha di essere presente e di prendersi cura di ciascuno di noi, diventa modello e sorgente di questo “impossibile” amore. Gesù ci ama per primo, dimostrandoci la sua infinita misericordia. Così è per la comunità della Macedonia, da cui Paolo si sente edificato. Questa gente sa donarsi prima di tutto al Signore, e poi ai fratelli. È la relazione con Dio, infatti, che ci permette di amare, “al di là dei nostri mezzi”, con gratuità e premura.
Dalla Lettera a un Ministro [FF 235]
E se, in seguito, [il frate che ha peccato] mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore, e abbi sempre misericordia di tali fratelli.



















