2Sam 7,4-5.12-14.16 Sal 88 Rm 4,13.16-18.22 Mt 1,16.18-21.24
“Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così” (Lc 12,44)
Giuseppe, come il servo beato di cui parla Gesù nel Vangelo, anche quando il padrone sembra in ritardo, continua a compiere il proprio dovere, nel silenzio e nella fiducia nel suo ritorno. La voce di Dio che tramite l’angelo fa luce nel mistero e gli mostra la Sua volontà Giuseppe la riceve, infatti, mentre “stava considerando queste cose”, cioè mentre cercava con tutto se stesso di essere uomo giusto e quindi di obbedire al Signore senza mettere in pericolo Maria. “La vita spirituale che Giuseppe ci mostra” – secondo le parole di papa Francesco – “non è una via che spiega, ma una via che accoglie”. L’obbedienza al bene che abbiamo già compreso, alla volontà che il Signore ci ha già rivelato, è la via per rimanere fedeli anche in quei momenti in cui la vita presenta situazioni inedite e difficili da comprendere.
Dalla Regola non bollata [FF 60]
Perciò, tutti noi frati, custodiamo attentamente noi stessi, perché, sotto pretesto di qualche ricompensa o di opera da fare o di un aiuto, non ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore dal Signore. Ma, nella santa carità, che è Dio, prego tutti i frati, sia i ministri sia gli altri, che, allontanato ogni impedimento e messi da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio, con cuore mondo e con mente pura, ciò che egli stesso domanda sopra tutte le cose.



















