“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,54)
L’Eucarestia è il modo con cui il Signore ci dice che possiamo vivere in comunione. Desidera infatti riscattarci dalla solitudine e farci vivere nella fraternità. Questa comunione piena, espressa con il verbo “rimanere/dimorare”, è una delle definizioni più belle dell’amore: l’altro può essere “casa” per me è io posso essere “casa” per l’altro. E noi, dove stiamo di casa? Stiamo dove amiamo: la presenza reale, concreta, il “dimorare”, è quando l’altro è importante, quando la sua vita mi sta a cuore e viene prima della mia. Nell’Eucaristia, Gesù trasforma in gesto questa realtà: rimane in noi e noi in Lui. Così ci dona ciò che ci permette di vivere, su questa terra, una vita pienamente umana, da figli e da fratelli. Una vita che, già da ora, si apre alla Resurrezione.
Dalla Regola non bollata [FF 61]
E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.



















