1Gv 1,5-2,2 Sal 102 Mt 11,25-30
Santa Caterina da Siena, festa
“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre” (Gv 10,14-15)
Nel lungo discorso sul buon pastore ascoltato in questi giorni, Gesù mette in relazione la conoscenza reciproca tra il pastore e le pecore con la comunione che Lui, il Figlio, vive con il Padre.
L’ascolto della parola del Signore, l’andare a Lui, ci aprono il cuore e la mente alla conoscenza di questa comunione. Non si tratta tanto di conoscenza intellettuale, quanto piuttosto di fare esperienza viva di quel ristoro, di quella dolcezza, che vengono dal sapersi custoditi dalle mani forti del Padre. La via per questo riposo è quella tracciata da Gesù: l’obbedienza filiale.
Obbedire comporta un peso e un giogo, non toglie sofferenza e fatica, ma dona al contempo la capacità e la gioia di portali. È la gioia di camminare nella luce, di sapersi peccatori perdonati, di essere in comunione gli uni con gli altri. La gioia di essere e rimanere nella volontà buona del Padre.
Dalla Lettera a tutto l’Ordine [FF 233]
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto della tua sola grazia giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.


















