Gd 1,17.20-25 Sal 62 Mc 11,27-33
Gesù parlava e agiva con autorità, fin dall’inizio della sua predicazione coloro che lo seguivano «erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità». Eppure vediamo che scribi e gli anziani sono incapaci di riconoscere l’autorità di Gesù perché confidano nella propria autorità, mettono prima ciò che sanno già e ciò che è per loro più comodo. Nel loro cuore non c’è desiderio di verità. Gesù mette una condizione per rispondere alla loro domanda, li pone davanti ad una scelta, alla possibilità di dire la verità, di seguire ciò che è vero. Solo chi cerca Gesù in sincerità comprenderà qual è la Sua autorità. Mettersi nella verità alla presenza del Signore significa sempre spogliarsi di sé stessi, fare posto, e quindi riconoscere con umiltà la propria piccolezza.
Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano [FF 322]
[Francesco] colpito da una lunga malattia, come merita la caparbietà umana che non si corregge se non con il castigo, egli cominciò effettivamente a pensare tra sé diversamente dal solito […]. Cominciò a far nessun conto di sé e a considerare con un certo disprezzo ciò che prima aveva ammirato e amato. Non tuttavia in modo perfetto e reale, perché non era ancora libero dai lacci della vanità, né aveva scosso a fondo il giogo della perversa schiavitù.



















