1Cor 9,16-19.22-27 Sal 83 Lc 6,39-42
La trave nell’occhio è qualcosa di impegnativo. Possibile non accorgersene? Com’è possibile vedere la pagliuzza nell’occhio altrui senza accorgersi di una trave nel proprio? È un paragone davvero forte, quasi assurdo, ma che dice l’incapacità dell’uomo di guardare bene sé stesso, appunto, di accorgersi. La trave, come anche un tronco d’albero, è un’asse molto grande, che necessariamente allontana dalle persone e dalle cose, obbliga alla distanza. Immaginandola nell’occhio, capiamo che è qualcosa che impedisce di vedere, fa sbandare, non permette di vedere dove si è diretti. Avere la trave nell’occhio è vivere in uno stato di distacco dagli altri, dalla realtà, senza amare veramente. In questo stato si finisce con l’essere attenti solo a piccole e inutili pagliuzze. Il Signore indica la strada dell’educazione alla carità, del lasciarsi formare da Lui. Non siamo maestri, ma possiamo essere “ben preparati”, imitando l’unico Maestro.
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 614]
Il beato padre, come elevato al di sopra delle cose terrene, aveva assoggettato con potere meraviglioso tutto quanto esiste nel mondo. Tenendo fisso sempre l’occhio della intelligenza in quella somma luce, non solo conosceva per divina rivelazione ciò che doveva fare, ma prevedeva profeticamente molti fatti, penetrava i segreti dei cuori, conosceva ciò che avveniva lontano, prevedeva e narrava in anticipo il futuro. Alcuni esempi comprovano quanto affermiamo.



















