Qo 11,9 – 12,8 Sal 89 Lc 9,43b-45
Santi Cosma e Damiano, martiri
“Nella conversione e nella calma sta la nostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la nostra forza” (cfr Is 30,15)
Davanti alla fatica, al dolore, ogni uomo, come i discepoli, stenta a capire. Questo lato della vita non piace, si fugge o, a volte, si finge che non ci sia. L’autore del Qoelet, invece, guarda in faccia la realtà fragile dell’uomo e ammonisce: «Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza». Non si tratta di frenare la vitalità o la possibilità di godere della vita. Ma, al contrario, di essere “veri”, di orientarsi nella giusta direzione. Infatti, l’illusione di essere immuni dalla sofferenza e dalla caducità allontana l’uomo dalla verità e dalla relazione con Dio, fonte della vita. Così anche Gesù, annunciando per la seconda volta la sua Passione, vuole evitare ai discepoli l’illusione di un Dio “potente alla maniera umana”. Il Signore viene a salvarci e guarirci scegliendo la via della Croce, amando la nostra fragilità. Insieme a Lui possiamo anche noi abbracciare la nostra fragilità, guardarla senza essere sopraffatti dalla paura e trovare anche in essa motivo di gratitudine verso “il nostro Creatore”.
Dalle Ammonizioni [FF 154]
Di che cosa dunque puoi gloriarti? […] anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.



















