“Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” (Lc 1,52)
La preoccupazione sul proprio valore è qualcosa che spesso abita il cuore dell’uomo. Anche quello dei discepoli. “Chi di noi è più grande?”, “Chi di noi vale di più?”. Questa preoccupazione rende l’uomo prigioniero di un affanno inutile, attraverso cui, senza accorgersi, gli altri diventano avversari, e il proprio cuore scontento. Gesù viene a liberarci dall’illusione di dover “conquistare” la stima, il valore. Ci dona invece la certezza di avere già valore agli occhi di Dio. E compie un gesto simbolico, che tiene conto dello statuto del bambino nell’antichità. I piccoli infatti erano individui socialmente senza valore, in tutto dipendenti dagli adulti, e totalmente insignificanti. Gesù invita a capovolgere la scala dei valori sociali. Mette al centro l’“inutile”, lo indica come modello, perché solo chi è piccolo, e sa di esserlo, per esperienza sa che non può vivere senza un “grande”, che si curi di lui. Il piccolo non è pieno di sé, per questo è capace di accogliere e lasciarsi accogliere.
Dalle Ammonizioni [FF 169]
Beato il servo il quale non si ritiene migliore, quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più.



















