At 1,12-14 Lc 1,46-55 Lc 1,26-38
Beata Vergine Maria del Rosario, memoria
“Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto” (Gen 28,15)
L’evangelista Luca inizia il racconto presentando la figura dell’angelo Gabriele, e ne sottolinea il ruolo di messaggero di Dio. L’importanza di questa presenza contrasta con l’irrilevanza del villaggio di Nazareth di Galilea, luogo di confine, mai citato nell’Antico Testamento, tanto diverso dal santuario nel Tempio di Gerusalemme. Della vergine non si conosce né la famiglia di appartenenza, né altri particolari onori. L’angelo non le appare, ma “entra da lei”, le si avvicina. L’evangelista parla proprio di un incontro, non di una visione, e pone l’accento sulle parole del messaggero. Nel suo saluto troviamo tre elementi: la gioia, segno che sono giunti i tempi annunciati dai profeti. Poi l’appellativo che dà a Maria: “tu sei stata trasformata dalla grazia”. È come un nuovo nome che esprime lo speciale favore di Dio su di lei. Infine la benedizione, “il Signore è con te”: è una promessa d’aiuto. Quando Dio affida una missione, assicura sempre la sua presenza, forza e protezione.
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 583]
Il servo e amico dell’Altissimo, Francesco, ebbe questo nome dalla divina Provvidenza, affinché per la sua originalità e novità si diffondesse più facilmente in tutto il mondo la fama della sua missione. La madre lo aveva chiamato Giovanni, quando rinascendo dall’acqua e dallo Spirito Santo, da figlio d’ira era divenuto figlio della grazia (…) Quando i vicini manifestavano la loro ammirazione per la sua generosità d’animo e l’integrità morale, lei ripeteva, quasi divinamente ispirata: ” Cosa pensate che diverrà, questo mio figlio? Sappiate, che per i suoi meriti diverrà figlio di Dio “.



















