“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,20)
In questo vangelo c’è un uomo senza nome che, dalla folla, sottopone a Gesù un conflitto riguardo un’eredità. I rabbini, infatti, venivano spesso consultati per mediare questioni di diritto. Gesù tuttavia non accetta di assumere questo ruolo e porta la questione ad un livello molto più profondo. Pone l’attenzione su quell’ansia pericolosa che si insinua, quando si tratta di possesso e ricchezze. Poi, nella parabola, il monologo interiore dell’uomo ricco, che ragiona tra sé, permette al lettore di intuirne le priorità. Il suo sembra un progetto oculato e prudente, ma non lo è. L’appellativo “stolto” non è un’offesa o un castigo, ma ricorda il limite del vivere per sé stessi, riposando, mangiando, bevendo, divertendosi. “La pienezza della nostra esistenza infatti” – dice Papa Leone – “è legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere. Abbiamo bisogno di guardare in alto, per renderci conto che tutto ha senso nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità”.
Dalla Regola non bollata [FF 49]
E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamo grazie a lui, dal quale procede ogni bene.



















