Compimento

Giovedì fra l’Ottava di Pasqua
At 3,11-26 Sal 8 Lc 24,35-48

“Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture”. È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. È un’apparizione consolatoria? Non sembrerebbe. Il Signore si mostra risorto proprio per far comprendere ciò che è successo. Una sorta di mistagogia: leggere l’evento, l’esperienza ed è una lettura che ha fondamento nelle Scritture ed anche i discepoli, pur avendo familiarità con esse, hanno bisogno di essere illuminati. La vita che dona il loro Signore è l’esperienza che dà anima anche alla storia scritta nella Parola il cui compimento non si era ancora realizzato. Il compimento è nella passione, morte e risurrezione del Signore: solo dopo questo evento essa poteva essere compresa. Ora tutto è compiuto ed ora i discepoli sono coinvolti in quegli eventi profondamente. Anche per noi è così: comprendiamo davvero, ci lasciamo cambiare quando anche in noi c’è un compimento. Possono essere anche piccoli passi e il valore non sta nella grandezza ma nell’aver compreso che la Parola ha preso carne in noi in maniera pasquale, patendo, morendo e
lasciandoci risorgere.

Signore, la Tua Parola è verità.

Dalla Leggenda minore di San Bonaventura [FF 1359] La dedizione instancabile alla preghiera, insieme con l’esercizio ininterrotto delle virtù, aveva fatto pervenire l’uomo di Dio a così grande chiarezza di spirito che, pur non avendo acquisito la competenza nelle Sacre Scritture mediante lo studio e l’erudizione umana, tuttavia, irradiato dai fulgori della
luce eterna, scrutava la profondità della Scrittura stessa con intelletto limpido e acuto.