Siamo visitati

Siamo visitati

Giovedì XXXIII Settimana del Tempo Ordinario
1Mac 2,15-29     Sal 49   Lc 19,41-44

Non riconoscere il tempo in cui siamo visitati. È per questo che Gesù piange. Gerusalemme, città santa, amata in modo unico, non riconosce il tempo abitato dal Cristo, che desidera salvare tutti.
Gerusalemme è il luogo in cui il Signore visita, abita la terra, l’umanità, la vita, con la sua passione, morte e Resurrezione. La visita, la abita perché non si perda. Così fa anche con noi. E noi, riconosciamo la visita di Gesù? Davanti a questo dono incondizionato rimane la nostra libertà di scegliere e di come guardare, come avere uno sguardo contemplativo per riconoscere la Sua presenza. Il Signore si manifesta in modo puntuale, ma noi, a cosa prestiamo attenzione?  Riconoscerlo ci salva dagli assalti del male e ci rende coscienti dell’amore, ci fa capaci di rendere grazie e ci spinge al dono di noi stessi.

Signore, dona la pace a chi confida in Te.

Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 681] Cercava sempre un luogo appartato dove potersi unire, non solo con lo spirito, ma con le singole membra al suo Dio. E se all’improvviso si sentiva visitato dal Signore, per non rimanere senza cella, se ne faceva una piccola con il mantello. E se a volte era privo di questo, ricopriva il volto con la manica per non svelare la manna nascosta. Sempre frapponeva fra sé e gli astanti qualcosa, perché non si accorgessero del contatto dello sposo: così poteva pregare non visto anche se stipato tra mille, come nel cantuccio di una nave. Infine, se non gli era possibile niente di tutto questo, faceva un tempio del suo petto.

La Parola del Giorno