Venerdì VI Settimana del Tempo Ordinario
1Re 11,29-32; 12,19   Sal 80  Mc 7,31-37

Nel Vangelo di oggi non è la folla a seguire Gesù, ma è Gesù che convoca la folla. Ha un messaggio importante e deciso da annunciare: se qualcuno vuole essere suo discepolo, essere coinvolto nella sua vita, non può pensare soltanto a sé stesso. Non possiamo essere padroni della nostra vita e nemmeno di quella degli altri se davvero desideriamo trovare il centuplo e la gioia piena. Ognuno in questo cammino ha un mezzo, uno strumento personale con cui può impedire a sé stesso il rischio di conoscere e pensare solo a sé. Questa è la croce da portare seguendo Gesù e così si trova la vita piena nel dono, nel dare spazio al Signore e ai fratelli. Siamo chiamati a rinunciare con coraggio al guadagno personale per trovare rapporti di umanità e di amore.
Mi domando: qual è il mio mezzo, la mia croce?

Signore Gesù, ti preghiamo perché possiamo testimoniarti non a parole ma con le opere, perché la nostra fede sia viva.

Dalle Ammonizioni [FF 154 ] Se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza e da saper interpretare tutte le lingue e acutamente per scrutare le cose celesti, in tutto questo non potesti gloriarti; poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza. Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.

La Parola del Giorno