1Mac 1,10-15.41-43.54-57 62-64 Sal 118 Lc 18,35-43
Santa Elisabetta d’Ungheria, memoria
Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita. (Gv 8,12)
Gesù sta salendo a Gerusalemme. Ha annunciato per la terza volta ai discepoli la sua passione, morte e risurrezione, ma “quel parlare restava oscuro per loro” (Lc 18,34).
Dopo aver ripreso il cammino, avviene l’incontro con il cieco di Gerico. Anch’egli si ritrova nell’oscurità, ma nel suo non vedere più, ha sviluppato la capacità di ascoltare e il coraggio di chiedere. «Cosa accade?». Domanda. Rispondono: «Passa Gesù!». Allora forte del suo bisogno e desiderio grida, senza curarsi di chi vuole zittirlo, di chi vorrebbe togliergli anche la voce.
Anche l’udito di Gesù è fine, sente il grido e non passa oltre. Si fa condurre quest’uomo e anche lui domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Sembra superfluo, ma è invece lo spazio perché quest’uomo possa dire il suo desiderio e la sua fede: «Signore, che io veda di nuovo!».
E il Signore come sempre va oltre, e insieme alla vista dona la salvezza.
Dalle Lodi e Preghiere [FF 261]
Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie […].
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.



















