At 5,27-33 Sal 33 Gv 3,31-36
“Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso” (Gv 5,26)
L’ira di Dio rimane su di lui. Secondo la terminologia biblica, l’ira di Dio è insieme ira e zelo, e nasce dalla gelosia di un amore santo (Dizionario biblico Dufour). Dio, che ha la vita in se stesso, manda il Figlio perché noi – che siamo dalla terra, apparteniamo alla terra e parliamo secondo la terra – possiamo, attraverso la fede in Lui, cambiare prospettiva. Gesù senza misura dà lo Spirito, non è misurabile il suo donarsi: Lui che è la Parola, si fa carne, assume su di sé la “prospettiva” della terra per riportare l’uomo al cielo. Credere è accogliere questo amore pasquale, questo donarsi senza misura di Dio per guadagnare tutti a questa verità.
Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano [FF 593]
Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso – cosa da sempre inaudita! – l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto, gli parla movendo le labbra. «Francesco, – gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole. Ma subito si dispone a obbedire e si concentra tutto su questo invito. Ma, a dir vero, poiché neppure lui riuscì mai a esprimere l’ineffabile trasformazione che percepì in se stesso, conviene anche a noi coprirla con un velo di silenzio.


















