Allora domandò loro: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Lc 9,20)
Poche righe oggi ci presentano la figura del tetrarca Erode. Gli evangelisti Matteo e Marco narrano nei dettagli l’episodio del martirio del Battista. Luca lo deduce dalle stesse oscure parole di Erode, sottolineando, invece, la ricorrente domanda sull’identità di Gesù: “Chi è dunque costui?”. La gente, i discepoli (cfr 8,25), gli scribi e i farisei (cfr. 5,21), tutti si pongono, in modi diversi, la stessa domanda. Ognuno cerca di capire Gesù partendo dalle proprie convinzioni, aspettative, speranze. Ma sono sempre criteri limitati. Si può “capire” Gesù con la mente, la ragione, lo studio. Ma non basta: si “conosce” Gesù nel dialogo dell’affetto, nella preghiera confidente e assidua. Eppure non sono sufficienti la mente e il cuore. Diceva Papa Francesco: “c’è una terza strada per conoscere Gesù: è la sequela”. Camminare con Lui vuol dire coinvolgersi più da vicino, mettere in gioco tutto sé stessi, scommettere la vita su di Lui.
Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1237]
Francesco, ormai confitto nella carne e nello spirito, con Cristo sulla croce (…) diceva ai frati: “Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora abbiamo combinato poco”. Ardeva anche d’un gran desiderio di ritornare a quella sua umiltà degli inizi, per servire, come da principio, ai lebbrosi e per richiamare al primitivo fervore il corpo ormai consumato dalla fatica.



















