“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24)
Pietro, nella fede, intuisce il mistero di Gesù. È solo per un dono dall’alto che può proclamarlo come uomo scelto e promesso da Dio per la salvezza di tutti gli uomini. La questione ora è comprendere la via che il Messia sceglie per portare a compimento il progetto del Padre. “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto”. Il verbo “deve” qui usato è lo stesso che troviamo all’inizio del vangelo di Luca, quando Maria e Giuseppe ritrovano Gesù nel tempio: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma qui, nel dialogo con i discepoli, Gesù già preannuncia la passione, morte e resurrezione che vivrà: è una “necessità” che dischiude il mistero pasquale. Non da intendere come destino inevitabile, una fatalità decisa da sempre a cui sottostare impotenti. Ma come una volontà di salvezza per tutti da parte di Dio Padre, che si realizza proprio nell’adesione di amore del Figlio.
Dalla vita prima di Tommaso da Celano [FF 483]
Terminata la preghiera, si alzò e con spirito di umiltà e contrizione di cuore, fatto il segno della santa croce, prese il libro dall’altare e lo aprì con riverenza e timore. Ora avvenne che alla apertura del libro, la prima cosa sulla quale si posarono i suoi occhi fu la passione di nostro Signor Gesù Cristo, ma solo nel tratto in cui viene predetta.



















