“Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava” (Gv 13,3)
Secondo i rabbini, di sabato Dio aveva sospeso il lavoro della creazione, ma non il lavoro della provvidenza e della giustizia. È questo l’agire a cui Gesù fa riferimento. È questa provvidenza del Padre che Egli opera senza interruzione. Prendendo la parola Gesù esplicita tutta la sua grandezza: Lui è il Figlio di Dio, Colui che compie le stesse opere del Padre, uno con il Padre.
Ma, mentre afferma la sua figliolanza divina, afferma al contempo tutta la sua “piccolezza”: Gesù agisce perché inviato, da se stesso non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre, e fa non la propria volontà ma solo quella del Padre.
Cosa rende possibile questa intima unione di grandezza e obbedienza, potenza e umiltà? Una certezza d’amore: Gesù vive dell’amore del Padre!
Dalla Leggenda Maggiore [FF 1043-1044]
Giunto alla presenza del vescovo, Francesco non sopporta indugi o esitazioni; non aspetta né fa parole; ma, immediatamente, depone tutti i vestiti e li restituisce al padre. «Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza».
Da allora in poi, affrancato dalle catene dei desideri mondani, quello spregiatore del mondo abbandonò la città e, libero e sicuro, si rifugiò nel segreto della solitudine, per ascoltare, solo e nel silenzio, gli arcani colloqui del cielo.



















