Il coraggio del silenzio

Sabato IV Settimana Tempo ordinario
1Re 3, 4-13 Sal 118 Mc 6, 30-34 

Gesù si lascia commuovere dalla folla che lo cerca, dalla sua fame di pane, ma anche di vita, di senso, di amore. Così, come un pane buono, si ferma a sfamare con la sua parola tutta quella gente. Tuttavia ha spesso il coraggio di ritirarsi in preghiera, nel silenzio, spesso di notte. Gesù sa che deve ritornare alla sorgente. E per lui la sorgente è il Padre, con lui si trattiene in un dialogo intimo e confidente. Gesù insegna anche a noi a ritornare alla sorgente dell’amore, per imparare ad amare. Ci vuole coraggio e determinazione, a volte, per uscire dal turbinio degli impegni, dall’efficienza del fare. È necessario essere decisi nel fermarsi in solitudine, in silenzio, per rientrare in noi stessi e mettersi in ascolto della voce di Dio. È questa l’unica e inesauribile sorgente a cui dissetare la nostra sete di amore, di senso, di verità. Si narra che Arsenio il Grande, un Padre del deserto del V secolo, nella sua ricerca, pregava Dio con insistenza: «Mostrami, Signore, il cammino della salvezza». Allora sentì una voce: «Fuggi, resta in silenzio, cerca la pace». 

Insegnami Signore a fermarmi ad ascoltare il mio cuore, e soprattutto la voce discreta con cui mi parli.

Dalla Legenda maggiore di San Bonaventura [FF 1154]
Mentre attraversava con un altro frate le paludi di Venezia, trovò una grandissima moltitudine di uccelli, che se ne stavano sui rami a cantare. (…) Poi, siccome per il gran garrire, non potevano sentirsi l’un l’altro nel recitare le ore, il Santo si rivolse agli uccelli e disse: «Fratelli uccelli, smettete di cantare, fino a quando avremo finito di recitare le lodie». Quelli tacquero immediatamente e se ne stettero zitti, fin al momento in cui (…) il Santo diede la licenza di cantare.

Parola del Giorno