Mano di Dio e nostra

Mano di Dio e nostra

Martedì IV Settimana di Pasqua
At 11,19-26    Sal 86    Gv 10,22-30

“Fino a quando ci terrai nell’incertezza?” chiedono i Giudei a Gesù. Pur essendo una domanda polemica e di pretesa, Gesù, uomo davvero libero, non si sottrae e risponde a modo suo, donando di più. Offre sia la chiarezza sulla sua identità, sia la possibilità di discernere cosa c’è davvero nel proprio cuore.
La certezza è quella che esprime anche san Paolo “chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (Rm 8,35). Lui è l’inviato del Padre: siamo nella sua mano e mai andremo perduti. È rassicurante, tanto bella questa immagine! È anche sicura e forte: la sua mano su di noi permette i suoi prodigi, come leggiamo negli Atti.
Questo ci attrae, ci piace, ma la domanda cruciale è: come scelgo io di rimanere nella sua mano, cosa faccio per stare stretto a lui?
Conosciamo bene la nostra autonomia che ci porta fuori dalla vera vita; l’orgoglio che ci spinge a cercare i nostri pascoli, le nostre strade e le nostre ragioni.  Noi oggi, forse, non viviamo l’incertezza sull’identità di Gesù. Come i discepoli non osiamo più domandare “chi sei?” (cf. Gv 21,12): sappiamo bene chi è, ma quanto spesso prendiamo decisioni senza aver pregato; quanto spesso noi non viviamo le nostre cose con lui, davanti al Padre.

Donaci la tua forza, o Padre, per deporre il nostro orgoglio e le nostre pretese.

Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1162] Per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio, esultava per tutte quante le opere delle mani del Signore e, da quello spettacolo di gioia, risaliva alla Causa e Ragione che tutto fa vivere. Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto.

La Parola del Giorno