“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16)
Prosegue il dialogo tra Gesù e Nicodemo, che scopre come il credere faccia vedere oltre quello che il conoscere illumina.
Nicodemo infatti è un uomo onesto, intelligente e colto, conosce bene le Scritture eppure non capisce. È anche un uomo che ha conquistato una posizione sociale importante, potremmo dire un uomo “arrivato”. Eppure è profondamente inquieto, ha dentro delle domande a cui non trova risposta, non è appagato da quanto ha già ottenuto dalla vita. Per questo va da Gesù, vuole vedere di più e, in qualche modo, comprende che ha bisogno di aiuto per questo. Gesù glielo dice con una certa ironia: sei maestro e non capisci cosa voglia dire nascere dall’alto?
Gli parla a modo suo, sempre rispettoso ma mai banale: proprio come fa il vento che soffia dove vuole, immagine dell’opera creatrice di Dio che allarga le nostre visuali e attese, che ci fa nuove creature. Gesù infatti lo prepara alla novità, a quell’unica novità capace di cambiare la vita, ovvero “l’innalzamento del Figlio”. È da questa prospettiva che, come Nicodemo, è possibile trovare le risposte alle domande più vere e imparare a “vedere oltre”.
Dalla seconda lettera di Tommaso da Celano [FF 692]
È bene leggere le testimonianze della Scrittura, ed è bene cercare in esse il Signore nostro Dio. Ma, per quanto mi riguarda, mi sono già preso tanto dalle Scritture, da essere più che sufficiente alla mia meditazione e riflessione. Non ho bisogno di più, figlio: conosco Cristo povero e Crocifisso.

















