At 11,1-18 Sal 41 e 42 Gv 10,11-18
“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)
Parlando del dono della sua vita, Gesù specifica la destinazione del dono: tutte le pecore, non solo quelle di questo recinto. L’unione con il Pastore sostituirà per tutte le pecore il recinto dell’istituzione giudaica. Non conta più l’appartenenza per nascita ad un popolo o il rispetto di alcune tradizioni fatte passare come legge divina: l’appartenenza è data dal conoscere e dall’essere conosciuti dal Signore, dall’ascoltare la sua voce e lasciarsi condurre da Lui.
Questa eterna novità portata da Gesù è qualcosa che i discepoli hanno appreso lentamente, sperimentando sulla loro pelle che il Signore, nel dare la sua vita e nel riprenderla di nuovo, ha definitivamente aperto la porta di accesso alla vita in abbondanza per coloro che credono in lui. Così Pietro, raccontando agli altri dell’incontro con il centurione Cornelio, non può far altro che riconoscere di essere uno strumento: per servire non occorre che faccia altro che rimanere docile e in ascolto dello Spirito del Signore, che soffia dove vuole, perché tutti possano entrare e uscire e trovare pascolo.
Dalla Regola bollata [FF 103-104]
Ammonisco poi ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, cura e preoccupazione di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione. E quelli che non sanno leggere, non si preoccupino di imparare; ma facciano attenzione che sopra ogni cosa devono desiderare di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione.

















