At 11,19-26 Sal 86 Gv 10,22-30
“Mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro…dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà” (Ez 47,2.9)
Durante la festa della Dedicazione, nella quale si leggevano le profezie di Ezechiele legate al Tempio, Gesù incontra e nuovamente si scontra con l’incredulità e l’opposizione di alcuni giudei. Gesù in precedenza aveva già rivelato di essere il vero tempio (Gv 2,19-21) che distrutto Egli avrebbe ricostruito in tre giorni. Ora afferma nuovamente di essere venuto a donare la vita eterna, facendo riecheggiare l’immagine dell’acqua viva del dialogo con la Samaritana. È il dono che Gesù fa di sé il fiume di salvezza annunciato dai profeti. In quel donarsi fino alla fine, Gesù sperimenta per primo la forza delle mani del Padre, da cui neanche la morte avrà il potere di strapparlo. Con quella stessa forza, in quella stessa fedeltà, sono custodite le sue pecore: tutti coloro che ascoltando la sua voce si lasciano condurre da Lui.
Dal Privilegio di povertà [FF 3279]
Desiderando dedicarvi al solo Signore, avete respinto la brama delle cose temporali […]. In tale proposito non vi spaventa la mancanza di beni: perché la sinistra dello sposo celeste è sotto il vostro capo, per sostenere la debolezza del vostro corpo, che con carità ordinata avete assoggettato alla legge dello spirito. Certamente colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, non vi farà mancare il vitto e il vestito, finché nella vita eterna passerà davanti a voi e vi somministrerà se stesso, cioè quando la sua destra vi abbraccerà con felicità più grande, nella pienezza della sua visione.


















