Ef 5,21-33 Sal 127 Lc 13,18-21
“Questo mistero è grande!” (Ef 5,32)
Nell’immagine di due semplici elementi, lievito e seme, c’è una forza straordinaria, un movimento affascinante, nascosto, che avviene nel silenzio e nell’umiltà. Il lievito si perde e non rimane lievito, così come il granello di senape non rimane un seme. Entrambi, morendo, si trasformano in pane buono, in un grande albero pieno di rami ospitali. L’unico cammino possibile per la nostra libertà di figli di Dio, è perdere la vita, come Gesù. La fedeltà al Vangelo ci aiuta non solo a combattere il male, “ma trasforma la nostra esistenza” dice Papa Leone “tanto da renderla uno strumento della salvezza che Dio vuole operare nel mondo”. Si tratta di una potenza mite, che non invade, non obbliga, non s’impone. È la forza del “perdere”, che ci libera da noi stessi ed opera, prima ancora che negli altri, in noi stessi. Avviene quando ci “perdiamo” dentro le gioie, le fatiche, il bene dei fratelli. È una forza silenziosa e discreta che cresce, dice ancora Papa Leone, “quando ci facciamo servi inutili, quando ci mettiamo al servizio del Vangelo senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore di Dio”.
Dalle Ammonizioni [FF 177]
Dove è carità e sapienza,
ivi non è timore né ignoranza.
Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira né turbamento.
Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità né durezza.

















